Premio Campiello Opera Prima

Nel 2004 la Fondazione Il Campiello ha istituito il riconoscimento Premio Campiello Opera Prima che viene assegnato al romanzo di un autore al suo esordio letterario.
Il riconoscimento Premio Campiello Opera Prima, secondo regolamento, viene attribuito dalla Giuria dei Letterati e annunciato nel corso della Riunione di Selezione. Il vincitore viene premiato nel corso della cerimonia di premiazione del Premio Campiello letteratura.

Opere premiate


- Nel 2016:
La teologia del cinghiale di Gesuino Némus pubblicato da Elliot


Motivazione
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Gioca di sovrapposizione onomastica col suo personaggio l’autore della Teologia del cinghiale. Gesuino Nemus (ossia Nessuno) è infatti lo stesso della voce narrante del romanzo, che ci offre un sorprendente esordio, ambientato a Telèvas, “una enclave a se stante” in Sardegna e che ha quale centralità temporale il 21 luglio 1969 del ritrovamento del corpo di Bachisio Tudìnu e, il 22 luglio, di sua moglie Elvira Bòttaru, impiccata in casa.
Sarebbe però sbagliato leggere un simile romanzo come un giallo, pur poggiando su misteri, silenzi, ancestralità, segreti.
Una voce ricca di affabulazione, quella di Nemus: umori, sapori, parlate, sguardi, silenzi, canzoni, tradizioni che fanno della Teologia del cinghiale un romanzo saporosamente antropologico, in una ambientazione subito presentata come “poco normale”, come del resto sono un po’ tutti i personaggi che vi si muovono.
Un romanzo che si fa apprezzare anche per una lingua ricca di venature, con ricchi inserti di lingua sarda (quasi sempre resa comunque dialogicamente comprensibile). In una orchestrazione davvero sapiente, che sa tenere la tensione. E che approda a un finale insospettato e inatteso.


- Nel 2015: La vita prodigiosa di Isidoro Sifflotindi Enrico Ianniello pubblicato da Feltrinelli


Motivazione
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E’ tra fine anni 70 e inizio anni 80 a Mattinella, Irpinia, che scorre l’infanzia felice di Isidoro Raggiola soprannominato Sifflotin per il dono di un fischio prodigioso in grado di supplire all’incubo della perdita della parola in seguito al terremoto e alla perdita dei familiari.
Una famiglia magica, in cui si respira un sapore di “Pane amore e fantasia”, con genitori eternamente e fanciullescamente innamorati.
Una vita che Isidoro narra retrospettivamente, miscelando lingua, dialetto, espressioni popolari, suoni onomatopeici. Ne scaturisce un andamento insieme fiabesco e realistico, calibrato su personaggi strani e stralunati e situazioni ora grottesche, ora comiche, ora poetiche e ora surreali.
Un racconto di scanzonata oralità, calato in una gioia del raccontare e in una scrittura che si fa insieme lieve e densa, perché commossa.



- Nel 2014:
La fabbrica del panico di Stefano Valenti pubblicato da Feltrinelli


Motivazione:
"il romanzo racconta una storia familiare, che diventa corale di fronte alla malattia e alla morte per amianto. A narrarla, muovendosi per lasse di ricordi, è il figlio quarantenne che sente la necessità e il dovere di stringere un rapporto più ravvicinato col padre, sceso a Milano dalla Valtellina per morire in fabbrica. Un rapporto che ricade sul figlio, il quale risulta sempre più gradualmente ferito dall’ansia di conoscere la verità, arrivando per questa via a ricostruire, non solo nel padre, ma anche nei suoi compagni, il dolore fisico e morale della fabbrica. Il tutto raccontato con uno stile asciutto e tagliente, ma di forte impatto emotivo, che procede lungo il filo di una dolorosa elegia".


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- Nel 2013: Cate, io di Matteo Cellini pubblicato da Fazi Editore

Motivazione:
Opera di forte maturità e di elegante felicità stilistica, Cate, Io di Matteo Cellini (Fazi editore) racconta con leggerezza la condizione sofferente propria di chi, diciottenne e smisuratamente obesa, si trova a fare i conti non solo con se stessa e il proprio fisico, ma anche con una famiglia di autentici “eroi della dismisura”.
Il racconto si sviluppa nel segno d’una tenera, amabile, sorridente autoironia proprio grazie allo spirito combattivo di Cate, tanto da farne quasi uno “stile di sopravvivenza”.



- Nel 2012: Il trono Vuoto di Roberto Andò pubblicato da Bompiani

Motivazione:
“Un’opera prima, ma già fortemente matura. È un magnifico apologo scespiriano sulla malinconia del potere. Il romanzo procede con sicurezza e apparente leggerezza; e grazie anche a un ritmo ben concertato, accerchia il potere nei suoi aspetti più inquietanti”.






- Nel 2011: Settanta acrilico trenta lana di Viola Di Grado pubblicato da edizioni e/o

Motivazione:
“Il romanzo si impone subito per l’invenzione linguistica, spinta fino alla visionarietà. L’ambientazione in un quartiere periferico di Leeds, perennemente e tristemente invernale, tra personaggi tutti al limite della normalità, giustifica l’oltranza linguistica. Si capisce che il romanzo è di una spiccata originalità, ed è contemporaneamente racconto di una non comune crudeltà. Vi spiccano figure come quella del padre (trovato morto in macchina con l’amante), quella della madre con il tic di fotografare buchi di qualsiasi genere, quella del fidanzato che inizia la protagonista agli ideogrammi, quella del fratello del fidanzato che va tagliuzzando i vestiti del negozio del fratello; gli stessi vestiti che lei, la protagonista, ama indossare dopo averli raccolti dai cassonetti dell’immondizia. Per essere l’opera prima di una giovanissima scrittrice, il romanzo è di grande maturità sia per struttura che per costruzione linguistica.”


- Nel 2010: Acciaio di Silvia Avallone pubblicato da Rizzoli

Motivazione:
“Acciaio” è il romanzo di molteplici transizioni incompiute: dalla società industriale a quella postindustriale, dal proletariato alla piccola borghesia, dall’Italia tradizionale a quella postmoderna, dalla gregarietà femminile all’emancipazione, dall’adolescenza alla giovinezza.
Il romanzo si colloca nell’intersezione di tutti questi mutamenti e li trasforma da sociologici in letterari attraverso lo sguardo sempre meno disincantato di due ragazzine costrette dalla vita a trasformare l’amicizia in competizione.
La company town che fa da sfondo alla vicenda è un impasto di rudezza e di grazia, di vita sprecata e di vita disperata, dove il ritmo dei singoli, delle famiglie, della città, è sincronizzato sul ritmo della fabbrica e dove la polvere della ghisa esce incessante dalle ciminiere per coprire con uguale grigiore i tetti, le strade, le persone e gli stati d’animo.
In un quartiere operaio, che ha perso la coscienza e l’orgoglio di classe senza trovare una nuova coesione sociale, Anna e Francesca cercano la loro strada e i mezzi per percorrerla.
Le loro piccole gioie, le loro piccole delusioni, il progredire e l’arretrare della loro amicizia sono trasformate da Silvia Avallone in una indimenticabile metafora della ricerca di identità che oggi tutti coinvolge.

- Nel 2009: L'ultima estate di Cesarina Vighy pubblicato da Fazi

Motivazione:
“L'ultima estate” di Cesarina Vighy (Fazi editore) è un libro che, raccontando un’intera esistenza, approda a un “De senectute” intriso di dolorosa saggezza.Con un linguaggio asciutto che sa essere commosso e nello stesso tempo autoironico. E’ la testimonianza di una donna che affida alla parola l’estrema resistenza contro la malattia e lo sfinimento della vita.

- Nel 2008: La solitudine dei numeri primi di Paolo Giordano pubblicato da Mondadori

Motivazione:
La Giuria dei Letterati del Premio Campiello Letteratura XLVI Edizione ha deciso di assegnare all’unanimità il riconoscimento Premio Campiello Opera Prima a Paolo Giordano per l’originalità della scrittura del testo e per la singolarità della storia dei giovanissimi protagonisti, estremamente rappresentativi di un certo mondo giovanile della borghesia, della borghesia opulenta, che garantisce agiatezza ai propri figli lasciandoli nella più assoluta solitudine spesso abbandonati a sé stessi.
E’ proprio in questa cultura che spesso si formano e si sviluppano i fenomeni del disadattamento, della violenza, dell’abulia, delle tossicodipendenze e, in generale, della crisi dei valori. Un romanzo, dunque, stimolante e inquietante che fa riflettere sul disagio di settori del mondo giovanile, simbolicamente rappresentato dai numeri primi, cioè come i protagonisti, strettamente uniti eppure invincibilmente divisi.

- Nel 2007: Fideg di Paolo Colagrande pubblicato da Alet

Motivazione:
Intorno alle vicende di un libro smarrito, dedicato agli eroi da Garibaldi ai nostri giorni, Paolo Colagrande costruisce un romanzo digressivo e bizzarro che mette in burla vari aspetti della società contemporanea, in particolare i miti e i riti del mondo letterario.

Fideg è un libro che si fa apprezzare per la colta nonchalance, per il trascinante umorismo.


- Nel 2006: Senza coda di Marco Missiroli pubblicato da Fanucci Editore

Motivazione:
Il suo libro narra “di un’infanzia che si misura angosciosamente con il mondo adulto, con le sue sopraffazioni e violenze, varcando la linea d’ombra che conduce da una pensosa maturità” con una narrazione che procede con notevole abilità per allusioni e spiragli in un serrato confronto tra i fatti e la loro elaborazione interiore.


- Nel 2005: Con le peggiori intenzioni di Alessandro Piperno pubblicato da Mondadori

Motivazione:
La capacità dell’autore nel collocare in un microcosmo della Roma capitolina opulenta e sfrenata tra gli anni '70 e '80 una vicenda familiare a volte drammatica a volte esilarante, ma sempre inattesa.
L'esordio nella narrativa di un autore che sa come intrecciare amori, ossessioni, tradimenti di personaggi indimenticabili, in pagine che conquistano il lettore per la loro capacità evocativa e la loro eleganza.


- Nel 2004: Mosca più balena di Valeria Parrella pubblicato da Minimum fax

Motivazione:
Una delle cose più difficili per uno scrittore o scrittrice alle prime armi è entrare in un campo già ben arato e non mettersi a seguire un solco imposto da qualcun altro. La vita e i costumi di Napoli formano una parte molto caratteristica del patrimonio letterario nazionale. La gamma delle caricature disponibili, le posizioni tradizionalmente prese, sono fin troppo riconoscibili. Eppure Valeria Parrella riesce ad apportare ai suoi racconti napoletani un occhio e soprattutto una voce assolutamente freschi, uno stile che evita con cura l'imitazione senza rivelarsi aggressivamente idiosincratico. Le storie che la Parrella racconta sono volutamente contemporanee - l'arrivo della madre extracomunitaria, la coppia lesbica con un figlio "inaspettato" - eppure si inseriscono subito nella "tradizione napoletana" che conosciamo, arricchendola e completandola. Mantengono sempre alta la tensione tra una possibile visione benevola e folkloristica della città e una critica severa, quando non addirittura, di tanto in tanto, disperata. Soprattutto, la Parrella sfoggia una sicurezza e una rapidità nello sviluppo della narrazione che fanno tutt'uno con la sua ironia finissima, spesso ilare, il che rende i suoi racconti insieme stimolanti e avvincenti.