Gli autori della 64ª edizione

I 5 finalisti selezionati dalla Giuria dei Letterati 64ª edizione del Campiello Letteratura e il vincitore del riconoscimento Premio Campiello Opera Prima.
I cinque finalisti


Storia di un’amicizia di Ermanno Cavazzoni – Quodlibet

L’immensa distrazione di Marcello Fois – Giulio Einaudi Editore

La ragazzina di Valeria Parrella – Feltrinelli

Lo sbilico di Alcide Pierantozzi – Giulio Einaudi Editore

La vita sempre di Elena Varvello – Ugo Guanda Editore


ll vincitore del Premio Campiello - Opera Prima

Acqua Sporca di Nadeesha Uyangoda – Giulio Einaudi Editore



I cinque finalisti


Storia di un’amicizia
di Ermanno Cavazzoni – Quodlibet

Ermanno Cavazzoni vive a Bologna dove ha insegnato all’università; è scrittore di romanzi e racconti: Il poema dei lunatici (Bollati Boringhieri, 1987), Vite brevi di idioti (Feltrinelli, 1997), Gli scrittori inutili (Feltrinelli, 2002), Morti fortunati (in riga edizioni, 2002); per Quodlibet Manualetto per la prossima vita (2024), Storia naturale dei giganti (2021), Gli eremiti del deserto (2016), La valle dei ladri (2014), Il limbo delle fantasticazioni (2009); per Guanda Guida agli animali fantastici (2011), e Il pensatore solitario (2015); per La Nave di Teseo La galassia dei dementi (2018), Storie vere e verissime (2019), La madre assassina (2021) e Il gran bugiardo (2023); ideatore con Gianni Celati e altri della rivista «Il semplice» (1995-1997); ha scritto di Luigi Pulci, Ludovico Ariosto, Franz Kafka ecc. Nel corso degli anni ha collaborato alla sceneggiatura di La voce della luna di Federico Fellini, e ad altri film e regie.

Quarta di copertina

«C’è stato un ridere di gusto quando c’era da ridere, e anche un certo stupore che si potesse non essere rompicoglioni.»
Questo è un libro di avventure successe a Gianni Celati (1937-2022) e all’autore, un libro di passioni letterarie, e di tanti altri personaggi un po’ svitati, incontrati o transitati nei loro pressi; un libro sulla vita con le sue magie, con le vicende più memorabili, e il cammino fatale verso la fine, quando il tempo concesso scade. È la storia della loro amicizia, un po’ divertente un po’ struggente, un antidoto contro qualsiasi atteggiamento insincero, nell’arte e nella vita, oggi che tutti sgomitano per stare in vetrina a sproloquiare. Gianni Celati, oltre che amico, è stato un magistrale scrittore del secondo Novecento, che senza appartenere a nessuna corrente, ha però suggestionato tanti altri più giovani autori, che infatti qui compaiono coi loro tic, le loro manie, le scempiaggini, le benemerenze. È la descrizione di un’epoca, passata come un sogno, già volato via, che si è posato su queste pagine, con la delicatezza dei ricordi. E non è una biografia, né un libro di critica, non lo è, ma la favola di un’amicizia, autentica, con tutto il suo bello e il suo inevitabile, mesto finale. Buona lettura.




L’immensa distrazione
di Marcello Fois – Giulio Einaudi Editore

Marcello Fois (Nuoro, 1960) vive e lavora a Bologna. Tra i suoi tanti libri per Einaudi ricordiamo Memoria del vuoto (Premio Super Grinzane Cavour 2007 e Volponi 2007), Stirpe (Premio Città di Vigevano e Frontino Montefeltro 2010), Nel tempo di mezzo (finalista al Premio Campiello e al Premio Strega 2012), L’importanza dei luoghi comuni (2013), Luce perfetta (Premio Mondello e Asti d’Appello 2016), Quasi Grazia (2016), Del dirsi addio (2017), il libro in versi L’infinito non finire (2018), Pietro e Paolo (2019) e L’invenzione degli italiani. Dove ci porta «Cuore» (2021).

Quarta di copertina

È un’alba uguale a tutte le altre, soltanto un po’ più lunga, quella in cui Ettore Manfredini si sveglia appena morto nella casa accanto al macello che è stato il centro della sua vita e di cui conosce ogni lamento, ogni cigolio.
Nato troppo povero per permettersi un’istruzione regolare, impiegato da ragazzo nel mattatoio kosher di cui si impadronirà dopo le leggi razziali, Ettore è un uomo destinato al successo: diventerà uno dei piú grandi imprenditori dell’Emilia in bilico tra grande industria e tradizioni contadine. E in quest’alba livida del 21 febbraio 2017, arrivato alla resa dei conti, Ettore capisce di dover percorrere fino in fondo il corridoio dei suoi ricordi. Parte da qui la vorticosa storia della famiglia Manfredini. Che è in primo luogo la storia di Ettore, ma anche di sua madre Elda, sulla cui spregiudicata opacità si fonda tutta la loro fortuna, e di sua moglie Marida, salvata dalla deportazione ma a carissimo prezzo, e di Carlo, il primogenito, figlio mai del tutto capito, e di Enrica, la vera mente dietro la crescita dell’Azienda, e di Elio, il nipotino amatissimo, e di Ester che rimane invischiata nella lotta armata, di Edvige, di Lucia...
Il nuovo romanzo di Marcello Fois è una straordinaria macchina della memoria, in cui il grande disegno della Storia si mescola a piccoli dettagli fondamentali: il sapore di una ciambella mangiata ottant’anni prima, la serranda perennemente guasta nella casa di famiglia, due vecchie poltrone su cui si sono decisi i destini di tutti loro. E poi la foto di due gemelli ad Auschwitz trovata per caso in un’enciclopedia. Dipingendo l’affresco di una dinastia del Novecento fondata sulla carne e sulla menzogna, Marcello Fois ci regala un romanzo semplicemente maestoso. Perché vivere, forse, non è nient’altro che un’immensa distrazione dal morire.




La ragazzina
di Valeria Parrella – Giangiacomo Feltrinelli

Valeria Parrella è autrice di romanzi, racconti, drammaturgie e libretti d’opera. Fra questi, ricordiamo: mosca più balena (minimum fax, 2003; Premio Campiello Opera Prima), Per grazia ricevuta (minimum fax, 2005; finalista nella cinquina del Premio Strega e Premio Renato Fucini), Lo spazio bianco (Einaudi 2008, 2010 e 2018), da cui Francesca Comencini ha tratto l’omonimo film, e Almarina (Einaudi, 2019; finalista nella cinquina del Premio Strega). Per Feltrinelli ha pubblicato La Fortuna (2022, Premio letterario internazionale Mondello – Opera Italiana) e Piccoli miracoli e altri tradimenti (2024). Da anni collabora con “Robinson - la Repubblica” e “il manifesto”.

Quarta di copertina

Lei è Giovanna d’Arco. Vergine, puttana, santa, pazza: ne hanno dette tante su di lei, e ancora se ne dicono. “Ma il fatto è che a lei non interessava.” Perché ha una missione chiara davanti a sé, e quando gli uomini capiscono che fa sul serio, allora tentano di ridurla: in ceppi, a più miti consigli, farla piccola come loro. Invece il mondo è grandissimo, e lei lo sa. È indomita, è incontrollabile, è praticamente irriducibile.
Vestita in abiti maschili – crimine che nel 1400 vale la scomunica –, galoppa per riconquistare i territori che nel corso dell’estenuante guerra dei cent’anni gli inglesi hanno sottratto alla Francia, galoppa per rimettere il Delfino sul trono. Galoppa in testa a un esercito che crede in lei, perché lei va alla guerra in modo diverso, con clemenza verso i popoli, lasciando la battaglia ai soldati, pregando e cercando giustizia. Perché prima di reggere la spada e lo stendardo, lei giocava con i fratelli, ascoltava storie, faceva sogni bellissimi e parlava con sua mamma. Perché prima di tutto lei è una ragazzina.
“La ragazzina” è quasi la traduzione italiana di “la pucelle”, la pulzella d’Orléans. Come la guerra dei cent’anni è quasi come ogni guerra, come l’assedio d’Orléans è quasi come un assedio di oggi. Come il coraggio e la determinazione di Giovanna sono quelle di ogni ragazzina che si mette di traverso per cambiare l’ordine dei potenti e delle cose: e questo senza quasi.
Valeria Parrella prende una delle figure storiche più incredibili, fiabesche e allo stesso tempo più attuali di sempre e ne fa la protagonista di un grande romanzo civile.




Lo sbilico
di Alcide Pierantozzi – Giulio Einaudi Editore

Alcide Pierantozzi è nato nel 1985 e vive a Colonnella, in Abruzzo. Ha esordito a ventun anni con il romanzo Uno in diviso (Hacca 2006, Bompiani 2022), a cui sono seguiti L’uomo e il suo amore (Rizzoli 2008), Ivan il terribile (Rizzoli 2012), Tutte le strade portano a noi (Laterza 2015) e L’inconveniente di essere amati (Bompiani 2020).

Quarta di copertina

Cosa accade quando la realtà si smaglia, e lascia entrare l’allucinazione? Quando la paura ti avvinghia e si accorcia il respiro? Quando l’unico modo che hai per stare al mondo è vivere su un precipizio, nello «sbilico» delle cose?
Alcide Pierantozzi si è immerso in quel precipizio, e ne è uscito stringendo tra le mani un libro unico, letterario e ossessivo, capace di raccontarci per la prima volta in modo crudo e vero, da dentro, un male che è di molti.
Questa è la storia di uno sperdimento, una storia che possiede il dono e la condanna di saper parlare davvero a chiunque. A chiunque, almeno una volta, non si sia riconosciuto nel proprio riflesso allo specchio; a chiunque abbia sentito la realtà passargli accanto come un vento laterale; a chiunque abbia messo in dubbio la fondatezza dei propri pensieri e dei propri desideri. Sono pagine brucianti, che Alcide Pierantozzi ha scritto come se il suo corpo fosse un sismografo, registrando il disagio psichico nella sua forma piú pura, descrivendo la violenza – poetica e brutale – di una mente smarrita che cerca di trovare una stabilità impossibile, ma che sempre, sempre, prova a salvarsi.
Lo sbilico dà voce a un bisogno collettivo fortissimo: quello di nominare con precisione il malessere psicologico, l’alienazione, la medicalizzazione e la solitudine. Un’impresa che può fare soltanto la grande letteratura. «Noi matti non abbiamo solo il diritto di essere soccorsi dai sani, ma anche il dovere di inceppare ogni giorno il mondo per metterlo in discussione ai loro occhi».




La vita sempre
di Elena Varvello – Ugo Guanda Editore

Elena Varvello è nata a Torino nel 1971, dove è docente presso la Scuola Holden. Ha pubblicato le raccolte di poesie Perseveranza è salutare (Portofranco, 2002) e Atlanti (Canopo, 2004). Con la raccolta di racconti L’economia delle cose (Fandango, 2007) ha vinto il Premio Settembrini e il Premio Bagutta Opera Prima, ed è stata selezionata dal Premio Strega. Nel 2011 ha pubblicato il suo primo romanzo, La luce perfetta del giorno (Fandango). Per Einaudi ha pubblicato La vita felice (2016): tradotto in numerosi Paesi, è stato uno dei libri di narrativa straniera – unico titolo italiano della classifica insieme a Elena Ferrante – più venduti in Gran Bretagna nel 2018. Sempre per Einaudi, ha pubblicato Solo un ragazzo (2020).

Quarta di copertina

La vita sempre di Elena Varvello esplora le vite intrecciate di Francesco e Teresa e della loro comunità di Alba dal primo dopoguerra fino alla Seconda Guerra Mondiale. Francesco è incorreggibile, bello, pieno di vita. Teresa studentessa serissima, volontà di ferro, una giovane donna che tiene a bada i propri sogni. I due non potrebbero essere più distanti eppure si attraggono, si innamorano e, mentre il mondo va in fiamme, si troveranno a difendere il loro amore e la loro figlia, lottando nel nome di quell’impeto di vita che sovrasta ogni cosa, anche la guerra, il fascismo, la povertà.
Una riflessione profonda sul rapporto tra destini personali e grandi narrazioni collettive che è anche affresco complesso delle dinamiche familiari, delle aspirazioni giovanili e dei meccanismi sociali che caratterizzano gli anni Venti e Trenta, piccole storie private che diventano metafora di più ampi processi storici e sociali, offrendo una ricostruzione emotiva oltre che storica di un'epoca di transizione. Con la forza della grande letteratura, Elena Varvello racconta con profonda sensibilità le trasformazioni sociali di una generazione segnata dai conflitti, dai cambiamenti politici e dalle sfide esistenziali, attraverso una narrazione intensa, capace di catturare le psicologie individuali e sfaccettate dei personaggi che si muovono sullo sfondo di un'Italia in rapida trasformazione. La vita sempre diventa così un prezioso documento umano che restituisce voce e dignità a una generazione spesso dimenticata, il racconto di un amore, un confronto serrato con la memoria e i non detti, e ci regala personaggi indimenticabili, pieni di coraggio e ribellione, di desiderio e libertà.



ll vincitore del Premio Campiello - Opera Prima


Acqua sporca
di Nadeesha Uyangoda – Giulio Einaudi editore

Nadeesha Uyangoda è una scrittrice italofona nata in Sri Lanka, autrice del libro L’unica persona nera nella stanza (66thand2nd 2021) - vincitore del Premio Sila nella sezione «Economia e Società» e del Premio Rapallo Speciale «Anna Maria Ortese» - e di Corpi che contano (66thand2nd 2024). Inoltre, è ideatrice del podcast Sulla Razza (Juventus/OnePodcast), ha scritto per media nazionali e stranieri e cura la rubrica Il libro di «Internazionale».

Quarta di copertina

«Ho letto Acqua sporca con grande ammirazione ed entusiasmo. Nadeesha Uyangoda toglie la polvere a tematiche sempre più presenti nella narrativa italiana - straniamento, famiglie vere o immaginate e questioni di classe - offrendo un’esperienza letteraria precisa, fresca, pienamente contemporanea e consapevole dei suoi mezzi». Claudia Durastanti
Dopo trent’anni trascorsi in Italia, Neela ha deciso di tornare in Sri Lanka. Come l’attrazione gravitazionale della Luna, questa scelta genera maree che si ritirano dalle coste della sua famiglia, scoprendo ansie radicate nelle menti e spiriti ancestrali imprigionati nei corpi. Sull’isola, sua sorella Himali cresce una figlia sul modello di un ideale politico, con un marito fantasma, ex militante comunista immigrato senza documenti in Europa. Pavitra, la sorella piú piccola, alle spalle un matrimonio insapore, si aggira come uno spettro in un appartamento non suo, soffrendo la povertà che l’ha costretta a dare in pegno l’unica ricchezza che possedeva. Ayesha, la figlia di Neela, vive a Milano una vita sgretolata, precaria, senza mai riuscire a «trovare né la soddisfazione morale né la compensazione economica». Una storia famigliare ambientata tra il presente e il passato, tra due spazi geografici che sradicano e frammentano, tra un Paese in cui è difficile provare a realizzare i propri sogni e uno in cui la magia e il mito pervadono ancora ogni cosa.